Nato con la spina bifida, Matteo affronta come conseguenza della sua condizione anche una lesione midollare. Marnini però è un ragazzo intelligente, sveglio e scaltro che sa cogliere le occasioni. E’ il 2012 quando a 13 anni viene a conoscenza dell’esistenza del para ice hockey: “I miei attuali compagni di squadra stavano pubblicizzando la loro attività, così come i componenti di una squadra del paese in cui vivevo. Non ho esitato un attimo, volevo provare questo sport e fare parte di questo gruppo”.
Lo spirito di gruppo è la molla che spinge Matteo sopra lo slittino: “È una disciplina super adrenalinica, entusiasmante, che ti permette di lottare tutti insieme, uniti da uno stesso obiettivo. E’ fantastico quel senso di essere parte di una tribù. Grazie a questo sport ho avuto modo di conoscere centinaia, migliaia di persone che hanno esaltato la mia personalità”.
Positivo e scherzoso, Marnini unisce l’amore per questo sport al lavoro in biblioteca. Un binomio, quello tra sport e attività lavorativa che non avrebbe mai disunito, nemmeno nel caso in cui non avesse conosciuto il para ice hockey: “avrei praticato un altro sport invernale o mi sarei dedicato a un’altra grande passione, il nuoto in acque libere”. Nel futuro si vede come educatore, allenatore di una squadra. Atleta a tutto tondo, cura molto l’alimentazione e il riposo, definite da Matteo “come elementi che possono alterare la prestazione. Bisogna curarli tanto quanto l’allenamento sul campo per raggiungere obiettivi importanti”.
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