Alessandro Andreoni nasce affetto da spina bifida. Si avvicina al para ice hockey grazie alla Pol.Ha Varese, storica società lombarda. “Mi hanno permesso di avverare il sogno che avevo da bambino, quello di poter percorrere le orme di mio fratello maggiore Marco, hockeista anche lui”. Si descrive come un tipo testardo, ottimista ma anche riflessivo.
Del para ice hockey lo attrae l’adrenalina che gli permette di sprigionare, una disciplina velocissima dove, secondo Alessandro, “non si può fingere”.
Se non avesse intrapreso la carriera da hockeista probabilmente avrebbe optato per un’attività pratica. Tra le sue passioni ci sono la costruzione di Lego e la falegnameria.
La velocità di questo sport è ciò che più l’attrae, ma questo aspetto rappresenta anche il lato più faticoso: “Quando vedo gli altri scattare rapidi e sono io a dover inseguire mi rendo conto di quanto sia difficile questo sport”.
Prima di una partita non ha un rituale scaramantico ben preciso ma allevia la tensione scherzando con i compagni di squadra. Questo gli permette di non pensare troppo: “se sul ghiaccio usi troppo la testa perdi il disco, non puoi permettertelo”.
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