“Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita. Nonostante l’agenesia alla gamba destra ho sempre desiderato fare qualcosa, sin da quando praticavo calcio con i normodotati e poi, anni dopo, nel settore lanci nell’atletica paralimpica”. Lo sport ha sempre fatto parte della vita dell’uomo di Saronno, la chioccia del gruppo azzurro.
Il decano azzurro è portiere di ruolo e nell’animo: “Il momento in cui mi dirigo verso la gabbia è quello in cui continuo a ripetere che non passerà niente”.
Una pressione che Santino gestisce molto bene, avendo giocato in palazzetti gremiti: “Avere il pubblico intorno mi carica”. Ha vinto tanto, ha perso tanto Stillitano, come ogni sportivo: “ancora oggi bruciano le sconfitte a Vancouver contro la Norvegia e quella per il bronzo a PyeongChang, una ferita che il mio gruppo sente ancora oggi”.
Nigel Mansell, Franco Baresi e Marco Van Basten gli idoli, ma è sempre stato attratto dal genio e dalla sregolatezza, per questo “considero Maradona come il più grande fuoriclasse”.
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